La riunione FED in corso oggi 27 gennaio e domani 28 è ovviamente sotto ai riflettori degli investitori e degli analisti finanziari e dimostrazione di questo interesse è, lato mercato, la debolezza che caratterizza la sessione di borsa di oggi. Come sempre accade con le riunioni di politica monetaria, il focus si concentra soprattutto sulle previsioni sui tassi FED, tra chi ipotizza pause e chi discute possibili segnali di cambiamento nella politica monetaria statunitense.
Secondo Filippo Diodovich, senior Market Strategist di IG Italia, non ci dovrebbero essere novità sul costo del denaro che dovrebbe restare fermo ma ciò non significa che l’evento sia destinato ad essere privo di spunti.
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Come accennavamo in precedenza, secondo l’esperto del broker, lo scenario più probabile resta quello dei tassi fermi, con la FED orientata a “prendere tempo” per valutare l’evoluzione della disinflazione e il comportamento del mercato del lavoro. In questo contesto, più che le azioni concrete, sarà determinante il messaggio trasmesso dalla banca centrale.
Lo strategist ha quindi sottolineato che se il presidente Jerome Powell dovesse ribadire la già nota necessità di avere maggiori evidenze prima di intervenire, la narrativa dei mercati potrebbe consolidarsi attorno al concetto di “higher for longer“, ovvero tassi elevati per un periodo prolungato. Al contrario, se Powell dovesse invece riconoscere progressi significativi nell’inflazione, si riaccenderebbero le aspettative di tagli dei tassi FED nel 2026, condizionati naturalmente dai dati macroeconomici futuri.
Cosa si deduce da tutto questo? Non serve essere degli esperti di politica monetaria per intuirlo: la conferenza stampa di Powell sarà un momento cruciale con il mercato che cercherà segnali sul grado di comfort della FED nel modificare la politica monetaria e sui possibili tempi di eventuali aggiustamenti.
A differenza di quanto spesso accade, la riunione FED di gennaio 2026 non includerà proiezioni economiche né dot plot, strumenti tradizionali per anticipare l’orientamento della banca centrale. Di conseguenza, tutto il peso dell’evento ricade sul comunicato ufficiale e sulle dichiarazioni di Powell.
In questo contesto secondo Filippo Diodovich sarà fondamentale capire:quale combinazione di dati (inflazione, salari, occupazione) renderebbe la FED più incline a cambiare rotta ma anche quanto le condizioni finanziarie (rendimenti obbligazionari, credito, dollaro, mercato azionario) influenzino le decisioni di politica monetaria e per finire, quali segnali specifici, come rimbalzi dell’inflazione nei servizi o variazioni salariali, potrebbero essere interpretati come warning per l’economia.
In sostanza, gli investitori dovranno leggere attentamente le sfumature del linguaggio di Powell, perché ogni indicazione può influenzare le previsioni sui tassi FED e l’andamento dei mercati finanziari globali.
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Secondo lo strategist di IG Italia, un cambiamento effettivo nella politica monetaria, come un taglio del costo del denaro, potrebbe materializzarsi più avanti, probabilmente in corrispondenza della riunione del 16-17 giugno 2026, quando entrerà in carica il nuovo presidente della FED al posto di Powell (ai ferri corti con Trump oramai da tempo).
Fino ad allora, il mercato dovrà confrontarsi con la prospettiva di tassi stabili e una narrativa attenta ai dati. Questo periodo di osservazione potrebbe rafforzare l’idea di una FED prudente, pronta a reagire solo di fronte a segnali solidi di rallentamento dell’inflazione o di un cambiamento significativo nelle dinamiche del lavoro.
Ciò che devono quindi mettere a fuoco gli investitori è molto semplice: la riunione FED di gennaio 2026 sarà un evento impattante (price sensite) non tanto per decisioni immediate sui tassi, quanto per la guida strategica offerta ai mercati. Di conseguenza chi saprà interpretare correttamente il linguaggio di Powell potrà anticipare le mosse future della banca centrale e posizionarsi in modo più efficace sui mercati finanziari.


